Eclissi solare12 agosto 2026: esporsi o proteggersi? Quello che gli antichi sapevano, la paura dei Papi e il misterioso legame tra Sole, potere e destino
- Club del Gatto CAT

- 8 ago
- Tempo di lettura: 13 min
Il 12 agosto 2026 il Sole si oscurerà sull’Europa. Per noi sarà uno spettacolo astronomico. Ma per migliaia di anni re, imperatori, astrologi e perfino Papi considerarono le eclissi momenti delicatissimi, nei quali il destino dei potenti poteva cambiare. Erano soltanto superstizioni? Oppure dietro quelle antiche precauzioni esisteva una conoscenza della relazione tra uomo e cosmo che abbiamo dimenticato?

Il 12 agosto 2026 una grande eclissi solare attraverserà il cielo dell’emisfero settentrionale.
Sarà totale in alcune zone della Groenlandia, dell’Islanda, della Russia settentrionale e soprattutto della Spagna; gran parte dell’Europa assisterà invece a un’eclissi parziale molto importante. A Milano, per esempio, la copertura del disco solare arriverà a circa il 92%.
Per molti sarà semplicemente uno spettacolo straordinario della natura.
Per altri sarà un evento astrologico.
Per altri ancora un momento energetico, simbolico o spirituale.
Ma esiste una domanda molto meno conosciuta.
Durante un’eclissi è davvero consigliabile esporsi all’aperto?
Oppure sarebbe preferibile, come prescrivevano alcune antiche tradizioni, ritirarsi, proteggersi, rimanere in casa e attraversare quelle ore in raccoglimento?
Quando iniziamo a cercare seriamente nelle fonti storiche scopriamo qualcosa di sorprendente.
Quello che oggi potrebbe sembrare un comportamento superstizioso fu adottato anche da sovrani, imperatori e perfino da un Papa.
E non stiamo parlando del Medioevo più remoto.
Stiamo parlando della Roma del Seicento.
Il Papa che temeva un’eclissi solare
Il protagonista di questa storia è Papa Urbano VIII Barberini, pontefice dal 1623 al 1644.
Urbano VIII era una figura potentissima. Non era soltanto capo della Chiesa cattolica: era anche un sovrano temporale, protagonista della politica europea e uomo profondamente immerso nella cultura filosofica, astronomica e astrologica della propria epoca.
Nel 1630 accadde qualcosa che scosse Roma.
L’astrologo Orazio Morandi studiò il tema astrologico del Papa e arrivò a una conclusione inquietante.
Secondo Morandi, il Sole rappresentava nell’oroscopo di Urbano VIII un importante significatore della sua forza vitale.
E proprio quel Sole sarebbe stato coinvolto da una futura eclissi.
Morandi predisse quindi che l’eclissi solare del giugno 1630 avrebbe potuto segnare la morte del Pontefice.
La previsione non rimase confinata agli ambienti astrologici.
Si diffuse per Roma.
Entrò negli ambienti diplomatici.
Arrivò alle corti europee.
Secondo le ricostruzioni storiche, si cominciò perfino a vociferare che alcuni cardinali stranieri stessero preparandosi a raggiungere Roma nell’eventualità di un nuovo conclave.
Per un Papa del XVII secolo tutto questo non era necessariamente folklore.
L’astrologia faceva parte del linguaggio culturale attraverso il quale molti uomini colti dell’epoca interpretavano il rapporto tra cielo, natura, medicina e destino.
Urbano VIII decise quindi di rivolgersi a uno degli uomini più singolari del suo tempo:
Tommaso Campanella.
Tommaso Campanella e l’arte di “evitare il fato degli astri”
Campanella era frate domenicano, filosofo, teologo, naturalista, autore della celebre Città del Sole e profondo conoscitore dell’astrologia.
Aveva elaborato un principio estremamente affascinante.
Il destino astrologico, secondo lui, non doveva necessariamente essere subito passivamente.
Era possibile conoscere una configurazione celeste sfavorevole e tentare di contrastarne o attenuarne l’influenza.
Il titolo di una sua opera è eloquente:
De siderali fato vitando
che potremmo tradurre come:
“Sul modo di evitare il fato proveniente dagli astri”.
Campanella sosteneva quindi una concezione dell’astrologia molto diversa dal semplice fatalismo.
Se conosci ciò che sta accadendo nel cielo, puoi tentare di predisporre condizioni differenti sulla Terra.
Una sorta di medicina preventiva cosmologica.
Cosa fece realmente il Papa durante l’eclissi?
Ed eccoci alla parte più sorprendente.
Secondo le testimonianze storiche e gli studi dedicati al De siderali fato vitando, Campanella predispose per Urbano VIII un ambiente protetto dall’esterno.
Non si trattava semplicemente di chiudere le persiane.
Veniva costruito un vero spazio rituale.
Porte e finestre venivano chiuse.
La stanza doveva essere separata il più possibile dall’ambiente esterno.
Si utilizzavano:
abiti e tessuti bianchi,
essenze aromatiche,
profumi,
acque odorose,
piante,
musica,
luci,
simboli planetari.
Campanella disponeva inoltre sette fonti luminose, associate ai sette pianeti dell’astrologia tradizionale.
L’obiettivo era straordinario:
ricreare all’interno della stanza un “cielo favorevole” alternativo al cielo esterno.
Gli studi di Germana Ernst sul testo di Campanella descrivono proprio questo tentativo di costruire una sorta di cielo simbolico all’interno di una stanza, capace di opporsi alla configurazione celeste considerata nefasta.
Non era quindi semplicemente:
“non guardare l’eclissi”.
Era qualcosa di molto più radicale.
Era:
“non entrare, per quanto possibile, in relazione con la qualità cosmica di quel momento”.
Non si temevano soltanto i raggi del Sole
Questo è un passaggio fondamentale.
Leggere questa storia con la mentalità contemporanea rischia di farci perdere completamente il significato di ciò che Campanella stava facendo.
Non pensava necessariamente a una misteriosa “radiazione dell’eclissi” nel senso fisico moderno.
La sua visione della natura era differente.
Per la medicina e la filosofia naturale rinascimentale, l’uomo era un microcosmo immerso nel macrocosmo.
Corpo umano, aria, pianeti, stagioni, umori, qualità della luce, piante, profumi, emozioni e cielo appartenevano a un unico sistema di corrispondenze.
La separazione contemporanea tra:
materia,
psiche,
ambiente,
cosmo
non era ancora così netta.
Campanella riteneva quindi possibile che determinate configurazioni celesti modificassero la qualità dell’ambiente terrestre e che alcune persone risultassero più vulnerabili di altre.
Da qui la necessità di creare artificialmente un ambiente armonico.
Ma perché proprio un’eclissi faceva così paura?
Per comprenderlo dobbiamo tornare indietro di migliaia di anni.
Molto prima del Cristianesimo.
Molto prima dell’astrologia europea.
Molto prima di Campanella.
In Mesopotamia l’eclissi poteva annunciare la morte del re
Nelle antiche culture mesopotamiche le eclissi erano considerate tra i più importanti presagi celesti.
L’idea fondamentale era che il cielo comunicasse con il mondo umano.
Le anomalie celesti erano quindi interpretate come segnali.
E tra i destinatari principali di quei segnali vi era il sovrano.
Il re rappresentava infatti l’ordine del regno.
Il Sole rappresentava l’ordine cosmico.
Quando quell’ordine veniva improvvisamente oscurato, il significato poteva diventare inquietante.
Esistono numerose testimonianze del famoso rituale mesopotamico del:
šar pūḫi
il “re sostituto”.
Quando gli astrologi di corte ritenevano che un’eclissi annunciasse un grave pericolo per il sovrano, poteva essere nominato temporaneamente un altro uomo come re.
Il vero sovrano veniva sottratto simbolicamente alla propria funzione.
Il sostituto diventava il destinatario dell’eventuale destino annunciato dal cielo.
Il Metropolitan Museum documenta diversi casi storici nei quali questo rituale venne utilizzato proprio per proteggere il sovrano dai presagi celesti.
Pensiamoci.
Migliaia di anni prima di Urbano VIII troviamo già questa struttura:
arriva un’eclissi → il sovrano è considerato vulnerabile → viene temporaneamente sottratto alla propria posizione → viene predisposta una protezione rituale.
Il Sole come simbolo del sovrano
Questa associazione attraversa tutta la storia dell’astrologia.
Il Sole non rappresenta soltanto la luce.
Rappresenta:
il centro,
l’autorità,
la forza vitale,
la regalità,
il principio paterno,
il potere,
il governo,
il re.
Per questo un’eclissi solare poteva assumere un significato completamente diverso rispetto a quello che attribuiamo oggi al fenomeno.
Non significava necessariamente:
“chi guarda il Sole si ammalerà”.
Il significato astrologico era più sottile:
se il Sole viene oscurato, viene simbolicamente oscurato anche il principio del potere.
E chi incarna il potere?
Il re.
L’imperatore.
Il governante.
Il Papa.
Tolomeo e l’astrologia delle eclissi
Anche nella grande tradizione astrologica ellenistica le eclissi assumono un'importanza straordinaria.
Claudio Tolomeo, nel Tetrabiblos, dedica alle eclissi una parte significativa dell’astrologia mondiale.
Non le interpreta semplicemente sulla base della loro esistenza.
Considera:
il luogo nel quale l’eclissi è visibile,
il segno zodiacale nel quale avviene,
la durata,
la posizione nel cielo,
le regioni interessate,
gli eventuali collegamenti con le figure che governano quei territori.
È un punto importante.
Per l’astrologia tradizionale un’eclissi non agisce necessariamente nello stesso modo su tutti gli esseri umani della Terra.
Il significato dipende dal contesto astrologico.
Ed è proprio ciò che accadde con Urbano VIII.
Morandi non disse semplicemente:
“Arriverà un’eclissi e quindi tutti siamo in pericolo”.
Studiò il cielo in relazione al tema natale del Papa.
La morte di Cristo e il Sole che si oscura
A questo punto emerge un'altra connessione straordinaria.
Nella cultura cristiana esisteva già un'immagine potentissima associata alla morte del più importante “Re” della storia cristiana:
Cristo.
I Vangeli sinottici raccontano che durante la Crocifissione si produsse un'oscurità straordinaria.
Nel Vangelo di Luca troviamo anche l'espressione riferita al Sole che si oscura.
Secondo la narrazione evangelica, l'oscurità durò dall'ora sesta all'ora nona.
Il significato teologico è enorme.
Nel momento della morte di Cristo:
la luce stessa sembra ritirarsi dal mondo.
Ma quella della Crocifissione poteva essere davvero un’eclissi?
Ed è qui che la storia diventa ancora più interessante.
La Crocifissione avviene nel periodo della Pasqua ebraica.
La Pasqua viene celebrata in prossimità della Luna piena.
Ma un’eclissi solare può verificarsi soltanto durante la Luna nuova, quando la Luna si trova tra Terra e Sole.
Quindi astronomicamente una normale eclissi solare durante la Pasqua sarebbe impossibile.
I pensatori cristiani se ne accorsero molto presto.
Per questo molti teologi interpretarono l'oscurità della Crocifissione non come una normale eclissi astronomica, ma come un evento soprannaturale.
Tommaso d'Aquino affrontò esplicitamente il problema nella Summa Theologiae, citando la tradizione dello Pseudo-Dionigi e considerando l'oscuramento del Sole come un fenomeno miracoloso collegato alla Passione di Cristo.
Ed è proprio questo che rende il simbolismo ancora più potente.
Non sarebbe semplicemente:
“Cristo morì durante un’eclissi”.
Sarebbe:
“alla morte di Cristo, perfino il Sole modificò il proprio comportamento”.
Cristo come Sole
Nella simbologia cristiana Cristo è stato frequentemente associato al principio solare.
L'immagine del Sol Iustitiae, il “Sole di Giustizia”, attraversa la teologia e l'arte cristiana.
Cristo è luce.
Cristo è centro.
Cristo vince le tenebre.
Cristo porta la vita.
Per questo l'oscuramento del Sole durante la Passione possiede una forza simbolica enorme.
Il Sole si oscura mentre muore Cristo.
Il centro viene momentaneamente oscurato.
Il Re viene crocifisso.
La luce scompare.
E successivamente la vita ritorna.
Morte e rinascita.
Oscuramento e nuova luce.
Fine di un ordine e nascita di un altro.
Anche l’Apocalisse parla del Sole che si oscura
L'immagine ritorna anche nei testi escatologici cristiani.
Il Sole che diventa oscuro compare nelle immagini associate agli sconvolgimenti della fine dei tempi.
Questo significa che per un europeo cristiano del Medioevo o del Rinascimento vedere il Sole oscurarsi non rappresentava culturalmente un fenomeno neutro.
Poteva richiamare immediatamente:
la Passione,
il giudizio,
la morte,
il cambiamento di un'epoca,
la caduta del potere,
lo sconvolgimento dell'ordine conosciuto.
Non significa che ogni uomo del Seicento reagisse allo stesso modo.
Ma significa che l'immaginario collettivo nel quale viveva era profondamente diverso dal nostro.
Il Papa aveva paura perché ricordava la morte di Cristo?
Qui dobbiamo essere rigorosi.
Non abbiamo trovato, almeno fino ad oggi, un documento nel quale Urbano VIII dica:
“Ho paura dell’eclissi perché il Sole si oscurò quando morì Cristo”.
Affermarlo come fatto sarebbe scorretto.
Ma esiste una connessione culturale molto più profonda.
Urbano VIII viveva contemporaneamente dentro:
la tradizione astrologica secondo cui le eclissi potevano minacciare i sovrani;
la tradizione cristiana dell'oscuramento del Sole durante la morte di Cristo;
la simbologia biblica del Sole oscurato come segno di sconvolgimento;
la concezione astrologica del Sole come rappresentante del potere;
e una previsione astrologica personale che collegava proprio un'eclissi alla sua possibile morte.
Non è quindi necessario inventare una relazione diretta.
Le immagini appartenevano già allo stesso universo simbolico.
E se l’eclissi riguardasse soprattutto chi governa?
Questa è una delle domande più interessanti che possiamo portare nel presente.
L'astrologia tradizionale non considerava necessariamente le eclissi eventi personali uguali per tutti.
Molto spesso appartenevano invece all'astrologia mondiale.
Riguardavano:
nazioni,
dinastie,
governanti,
regni,
guerre,
cambiamenti politici,
carestie,
rivolte,
grandi trasformazioni collettive.
Ed è inevitabile osservare quanto questa eclissi del 2026 arrivi in un momento storico caratterizzato da tensioni geopolitiche, conflitti, competizione economica, ridefinizione degli equilibri internazionali e trasformazione delle leadership.
Questo naturalmente non dimostra alcun rapporto di causa ed effetto.
Un'eclissi non è una prova che un governo cadrà o che un leader avrà un problema.
Ma è interessante ricordare che, se interrogassimo un astrologo di corte di qualche secolo fa, probabilmente egli non inizierebbe chiedendosi:
“Che cosa farà questa eclissi alla popolazione?”
Chiederebbe prima:
“Che cosa sta facendo questa eclissi al cielo dei governanti?”
Chissà se i politici di oggi conoscono queste antiche regole
Probabilmente molti leader contemporanei guarderanno all'eclissi semplicemente come a un evento astronomico.
Qualcuno la osserverà.
Qualcuno sarà in viaggio.
Qualcun altro non ci farà nemmeno caso.
Difficilmente assisteremo pubblicamente a presidenti o capi di governo che, come Urbano VIII, si ritirano in una stanza protetta circondati da profumi, musiche e luci planetarie.
Almeno ufficialmente.
Ma la domanda rimane affascinante.
Per millenni coloro che governavano hanno mantenuto astrologi, sacerdoti e osservatori del cielo accanto al potere.
E quando appariva un'eclissi alcuni sovrani cambiavano davvero comportamento.
Non per spettacolo.
Per prudenza.
Quindi durante l’eclissi dobbiamo rimanere chiusi in casa?
Qui dobbiamo distinguere storia, astrologia e conoscenza scientifica.
Dal punto di vista scientifico attuale non esiste una dimostrazione che stare all'aperto durante un'eclissi esponga il corpo a una misteriosa radiazione nociva prodotta dall'eclissi stessa.
Il pericolo realmente documentato riguarda soprattutto gli occhi.
Durante tutte le fasi parziali dell'eclissi non bisogna guardare direttamente il Sole senza dispositivi specifici per l'osservazione solare.
Gli occhiali da sole normali non sono sufficienti.
NASA raccomanda filtri appropriati per l'osservazione solare durante tutte le fasi parziali; soltanto durante la brevissima fase di totalità, nelle zone effettivamente interessate dalla totalità, la fotosfera è completamente occultata.
Questo è un punto sul quale non esiste interpretazione simbolica: la retina va protetta.
Ma la scienza sta comunque studiando cosa accade all’ambiente durante un’eclissi
Un'eclissi non è neppure un evento nel quale “non succede nulla”.
Quando la radiazione solare diminuisce rapidamente cambiano temporaneamente diverse condizioni ambientali.
La temperatura può abbassarsi.
L'atmosfera reagisce.
La ionosfera modifica alcune proprie caratteristiche.
La luce cambia in maniera estremamente rapida.
Molti animali modificano il comportamento.
Alcune specie reagiscono come se stesse improvvisamente arrivando la notte.
NASA stessa utilizzerà l'eclissi del 12 agosto 2026 per effettuare esperimenti sull'atmosfera e sulla corona solare, utilizzando aerei e palloni scientifici.
Quindi l'ambiente terrestre effettivamente cambia.
Quello che non possiamo affermare è che questi cambiamenti corrispondano alle antiche influenze astrologiche descritte da Campanella.
Sono due livelli differenti di lettura.
Forse gli antichi osservavano qualcosa che interpretavano con il loro linguaggio?
Questa è una domanda più interessante del semplice scontro tra:
“gli antichi avevano ragione”
e
“gli antichi erano superstiziosi”.
Ogni epoca interpreta la natura attraverso il proprio paradigma.
Campanella non conosceva:
neuroscienze,
cronobiologia,
fisica dell'atmosfera moderna,
elettromagnetismo nel nostro significato attuale,
PNEI,
ritmi circadiani.
Possedeva però un'enorme tradizione di osservazione dei rapporti tra uomo e natura.
Utilizzava un altro linguaggio:
qualità,
influenze,
simpatie,
corrispondenze,
umori,
pianeti,
elementi.
Possiamo quindi separare due domande.
La prima:
Campanella aveva dimostrato scientificamente che le eclissi producono influenze nocive?
No.
La seconda:
la relazione tra organismi viventi, luce, ritmi ambientali e cielo è molto più complessa di quanto una visione puramente meccanica facesse pensare qualche decennio fa?
Certamente sì.
Ma questo non autorizza a trasformare automaticamente una prescrizione astrologica seicentesca in una legge biologica.
Dalla paura alla consapevolezza
Forse il punto più interessante non è decidere se dobbiamo avere paura dell'eclissi.
La paura raramente è una buona consigliera.
Possiamo però recuperare qualcosa dell'atteggiamento degli antichi:
il rispetto per i momenti di passaggio.
In molte culture un'eclissi non era il momento nel quale organizzare una festa rumorosa per “caricarsi di energia”.
Era spesso un momento di:
silenzio,
raccoglimento,
preghiera,
digiuno,
meditazione,
osservazione interiore,
sospensione delle attività ordinarie.
L'eclissi rappresentava una interruzione dell'ordine consueto.
Per qualche minuto il giorno diventa notte.
Gli animali reagiscono.
La temperatura cambia.
Il Sole scompare.
Il corpo percepisce che qualcosa di insolito sta accadendo.
Anche senza attribuirgli alcun significato soprannaturale, è difficile negare la potenza simbolica dell'esperienza.
Forse non dobbiamo “prendere energia” dall’eclissi
Nella spiritualità contemporanea viene spesso proposto l'atteggiamento opposto:
“Esponiti”.
“Caricati”.
“Assorbi l'energia”.
“Manifesta”.
“Fai rituali alla luce dell'eclissi”.
Ma andando a cercare nelle tradizioni antiche scopriamo che non sempre era così.
In alcune culture il momento dell'eclissi veniva attraversato con grande cautela.
Non necessariamente perché considerato “malvagio”.
Ma perché ritenuto:
potente,
instabile,
anomalo.
Un momento nel quale l'ordine naturale appare temporaneamente sospeso.
Ed è forse questa la parola più interessante:
soglia.
L'eclissi è una soglia.
E davanti a una soglia possiamo scegliere di correre, esporci e fare rumore.
Oppure possiamo fermarci.
Osservare.
Sentire.
Cosa fare dunque il 12 agosto 2026?
Non credo che questa ricerca debba terminare dicendo alle persone:
“Barricatevi in casa”.
Sarebbe trasformare un'interessantissima storia astrologica in un nuovo dogma.
Ma non credo neppure che sia necessario liquidare migliaia di anni di tradizioni con:
“Erano tutte superstizioni”.
Possiamo scegliere un terzo atteggiamento.
La prudenza consapevole.
Chi sente di voler vivere l'eclissi come fenomeno astronomico potrà osservarla con i dispositivi adeguati.
Chi sente invece una particolare sensibilità nei confronti di questi momenti potrà scegliere di attraversare quelle ore con maggiore raccoglimento.
Stare in casa.
Meditare.
Pregare.
Ridurre gli stimoli.
Non cercare necessariamente di “assorbire” qualcosa.
Ascoltare il proprio corpo.
Osservare ciò che emerge.
E soprattutto non avere paura.
Perché conoscere una tradizione non significa esserne schiavi.
Significa poter scegliere.
E i potenti del nostro tempo?
Forse questa è la parte più curiosa.
Per migliaia di anni le eclissi non preoccupavano principalmente la popolazione.
Preoccupavano i re.
Gli astrologi osservavano il cielo soprattutto per capire ciò che poteva accadere:
ai sovrani,
alle dinastie,
alle nazioni,
alle guerre,
agli equilibri del potere.
Il nostro mondo sta attraversando una fase politica e geopolitica particolarmente complessa.
Vedremo se nei mesi successivi all'eclissi accadranno eventi significativi.
Ma facciamo attenzione.
Se qualcosa accadrà, non significherà automaticamente che “l'eclissi lo ha provocato”.
L'astrologia tradizionale stessa parlerebbe piuttosto di segno, corrispondenza e qualità del tempo che di causalità meccanica.
Ed è forse proprio questa distinzione ad essere stata dimenticata.
Il cielo causa gli eventi o li rispecchia?
Questa è probabilmente la domanda più antica di tutta l'astrologia.
Il cielo produce ciò che accade sulla Terra?
Oppure cielo e Terra appartengono a un unico ordine e quindi manifestano contemporaneamente una stessa qualità del tempo?
È la differenza tra causalità e sincronicità.
Tra meccanismo e significato.
Tra prevedere il futuro e leggere il tempo.
Gli antichi guardavano il cielo perché ritenevano che il cosmo parlasse.
Noi abbiamo imparato a misurarlo con una precisione straordinaria.
Forse possiamo fare entrambe le cose:
misurare senza perdere la capacità di contemplare.
Il 12 agosto: uscire o rimanere dentro?
Alla fine di questa lunga ricerca rimane volutamente una domanda.
Il 12 agosto arriverà l'eclissi.
Per qualche ora il rapporto tra Terra, Luna e Sole creerà una configurazione straordinaria.
Una parte dell'Europa vedrà il Sole quasi completamente scomparire.
Gli strumenti scientifici misureranno le modificazioni atmosferiche.
Milioni di persone guarderanno il cielo.
Gli astrologi studieranno le configurazioni planetarie.
Qualcuno farà meditazione.
Qualcuno pregherà.
Qualcuno celebrerà.
Qualcuno, ricordando Campanella e Urbano VIII, sceglierà invece di rimanere raccolto in casa.
E i governanti del mondo continueranno probabilmente le loro attività senza pensare che, per migliaia di anni, proprio loro sarebbero stati considerati i principali destinatari simbolici dell'eclissi.
Forse gli antichi erano soltanto spaventati.
Forse avevano costruito interpretazioni simboliche attorno a fenomeni che non comprendevano scientificamente.
Oppure forse avevano conservato una sensibilità verso i grandi cambiamenti del cielo e della natura che la nostra civiltà ha progressivamente smesso di ascoltare.
Non abbiamo bisogno di decidere oggi quale delle due interpretazioni sia definitivamente corretta.
Possiamo però osservare.
Il 12 agosto 2026, tu cosa sceglierai?
Esporsi al cielo nel momento dell'eclissi?
Oppure, come fecero alcuni uomini potenti del passato, ritirarsi per qualche ora, entrare nel silenzio e lasciare che il cielo compia il proprio passaggio senza cercare necessariamente di entrarvi in contatto?
E soprattutto:
nelle settimane e nei mesi successivi, che cosa accadrà ai grandi equilibri politici e ai governanti del nostro tempo?
Non lo sappiamo.
Ma questa volta possiamo osservare con maggiore consapevolezza.
Il cielo farà ciò che fa da miliardi di anni.
A noi rimane la libertà di scegliere come attraversarlo.
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