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Sei ricco o sei povero? La risposta non la troverai in banca!

Aggiornamento: 18 giu 2023

La ricchezza non è nel conto corrente, ma nel saper indirizzare i propri pensieri nella direzione della ricchezza. Il conto corrente è una conseguenza.


Per anni mi sono preoccupato di controllare il conto corrente affinché riuscissi a risparmiare qualcosa. Ma, inevitabilmente, più mi preoccupavo e più il conto si svuotava. Quante volte sono finito in rosso. E quanta fatica ritornare in positivo, anche perché, i primi ad essere negativi erano i miei pensieri a riguardo.


La mente rielaborava ogni singolo passaggio, ogni singola spesa, incredula per aver usato tutto il denaro nonostante si fosse prefissata il proposito di spendere il meno possibile.


Devi guadagnare di più, mi ripeteva, altrimenti non ti basteranno mai, non avrai denaro a sufficienza per i tuoi progetti, per il tuo futuro. Tutto andrà a rotoli se non risparmierai di più. Smetti di spendere, mi diceva la mente.


Ci mettevo tutto l’impegno possibile per spendere meno, per risparmiare. Ma più impegno ci mettevo e più soldi uscivano.


Il periodo nero della mia vita finanziaria è cominciato pressappoco nel 2012, anno in cui mi resi conto che il mio lavoro non mi portava più da nessuna parte. Lavoravo molto, tutti i giorni, ma le entrate erano sempre più scarse, i pagamenti dei miei clienti sempre più dilazionati e le spese sempre più alte. Senza contare che mio padre si era ammalato qualche anno prima e, proprio quell’anno, si era aggravato ulteriormente, suo malgrado.


Il conto corrente era sempre sull’orlo del precipizio. Quando sforavo, la banca si prendeva percentuali di scoperto sempre maggiori. La mia fortuna è che non sono mai arrivato a sforare di tanto, così da non permettere alla banca di mettermi in ginocchio definitivamente. Ero davvero preoccupato.

Ma la preoccupazione non bastava di certo, anche perché sembrava che più mi preoccupassi e più denaro spendevo. Probabilmente era una sorta di ossessione compulsiva: per mitigare la preoccupazione di non avere denaro, tendevo a spenderne di più e, più questo diminuiva, più mi preoccupavo di non averne a sufficienza, finché spariva del tutto.


Non sapevo più che fare. Le mie spese non andavano ad alimentare vizi o bagordi. Cercavo di spendere in modo intelligente, così da darmi delle possibilità in più, non in meno.

Nulla. La questione non si risolveva.


È andata avanti così per anni. A pensarci adesso sembra incredibile quanto tempo ho passato in quel modo. Mi sentivo povero, povero in canna. Impossibilitato in ogni frangente perché non avevo soldi.


Finché un giorno mi ritrovai davvero senza più nulla.

Ho passato anche qualche mese senza il gas in casa perché non ero riuscito a pagare la bolletta e, di conseguenza, me lo staccarono. Non auguro a nessuno di doversi fare la doccia fredda in pieno inverno in una casa fredda e umida.


Ma in quel frangente è successa una cosa a cui avrei riconosciuto il merito del cambiamento solo successivamente: avevo smesso di preoccuparmi dei soldi. Non li avevo, perché quindi preoccuparsene?


Nell’arco di poco tempo, qualche mese non anni, le cose cominciarono a cambiare, radicalmente, fino al punto in cui avevo risolto completamente i miei problemi e avevo addirittura aiutato chi con me, in quel periodo, aveva patito l’assenza di denaro.


Solo molto tempo dopo, però, mi resi conto di quella realtà: avevo smesso di preoccuparmi dei soldi, del fatto che non ne avevo e, improvvisamente questi sono comparsi di nuovo. Certo non ero diventato ricco, ma i problemi si erano risolti.


La domanda, ad un certo punto, me la sono fatta: che relazione, quale nesso c’è tra la preoccupazione di diventare povero e il diventare povero davvero?


Beh, inutile dire che il rapporto è direttamente proporzionale. Tanto più ti preoccupi di diventare povero, tanto più diventi povero. Fino a quel momento avevo creduto il contrario.


Ma è vero l’inverso? Ossia, tanto più mi preoccupo di diventare ricco e tanto più divento ricco? Sarebbe davvero facile, ho pensato.

A parte il fatto che è davvero difficile preoccuparsi di diventare ricchi, il problema sta proprio nel preoccuparsi. La parola preoccuparsi indica già un qualcosa che non è corretto: pre-occuparsi, occuparsi prima, prima che le cose accadano. Ossia ci si occupa di qualcosa che ancora non è avvenuto. Ed è sempre così.


La preoccupazione è la fonte di tutti i mali, specie di quelli finanziari. Occuparsi di un qualcosa che non c’è, che non è ancora avvenuto, significa lavorare inutilmente e, come tutte le cose veramente inutili, non trova remunerazione. Né nella ricchezza, né nella povertà.


Il salto di qualità l’ho fatto solo ultimamente, ed è quello che mi ha spinto a scrivere questi articoli con i quali condivido con te proprio i progressi che farò di volta in volta. Perché è questo che accadrà. È diventato il mio obiettivo primario.


Come so che accadrà? Perché finalmente ho preso una decisione e mi sono posto un obiettivo. Il che corrisponde esattamente al segreto primario per ottenere ricchezza. Segreto che poi non è un segreto.


Ora, dato che le preoccupazioni sono la fonte di tutti i mali, come si può cominciare a non preoccuparsi più?


Nel primo articolo (se lo vuoi leggere o rileggere, lo trovi cliccando QUI) ho scritto di come sia il pensiero a creare la realtà.


Infatti, come ho descritto poco sopra, più i miei pensieri si affannavano nel preoccuparsi di non diventare povero, più questi si concentravano proprio sulla povertà che tanto aborrivo. Vedevo le situazioni più brutte, le immaginavo, le sognavo in incubi pazzeschi. Erano, in pratica, compagne di vita. Immagini di desolazione, litigi con la compagna per via dei soldi, impossibilità di pagare i debiti, i pignoramenti possibili, l’impossibilità di spostarsi per mancanza di mezzi, e tanto, tanto altro anche di più brutto.


Il primo passo è quello di rendersi conto di tutto questo. Finché non lo fai sarai preda di pensieri nefasti che, in primo luogo, ti faranno solo stare male. Diventa un circolo vizioso: più pensieri nefasti fai più stai male e, più stai male, più pensieri nefasti fai.


Rendersene conto significa spezzare questo ciclo, distruggerlo. Esso si presenterà costantemente, specie nei primi tempi ma la tua attenzione non deve calare mai. Ed ecco il vero significato di meditazione: non è cercare di fermare il pensiero ma vederlo, osservarlo e capirlo. Allora, ogni istante della tua vita, può diventare un atto meditativo, dato che la mente non si ferma mai. L’illuminato è colui che ha costantemente consapevolezza dei suoi pensieri e di dove essi lo conducono.


Riuscire in questa impresa, perché è davvero un’impresa da eroe, significa capire che la grande ricchezza non risiede nei soldi ma nei tuoi pensieri e, più consapevolezza avrai dei tuoi pensieri e più soldi arriveranno. Anche qui il rapporto è direttamente proporzionale: più consapevolezza hai dei tuoi pensieri, più ricco diventerai.


Quindi, per rispondere alla domanda “sei ricco o sei povero?” non guardare il conto corrente. La quantità di soldi presenti in esso non è indice di ricchezza. Potresti avere milioni di euro in banca ma correre costantemente il rischio di perdere tutto a causa dei tuoi pensieri. O potresti non avere nulla in banca ma “rischiare” di diventare ricco per merito dei tuoi pensieri.


Marco Marabese


 

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